| Il Delta del Po |
Inoltrandoci ad Est
della statale 309 "Romea", incontriamo un territorio
giovane, dove terra ed acqua si compenetrano senza avere confini
certi. E' la zona nord del Delta Padano, delle valli da pesca
generate dall'evoluzione delle foci del Po. L'avanzare del cuneo
deltizio, formando isole, canneti, scanni, imprigiona bassi
specchi acquei, sacche e lagune, utilizzati per l'allevamento del
pesce, da tempi immemorabili, con la vallicoltura. Questo tipo di
allevamento ittico ha origini antichissime, conosciuto anche
dagli Etruschi che nella vicina Adria erano di casa. La
vallicoltura sfrutta, in origine, la naturale tendenza del pesce
novello a risalire dal mare alle acque basse e calde delle valli
con la cosiddetta "montà di fine inverno". Il pesce
cresce poi negli specchi d'acqua interni, ricchi di nutrimento,
per uno o due anni. All'inizio dell'inverno comincia la
"fraima" (la migrazione opposta del pesce che cerca di
riguadagnare il mare per la riproduzione) e produce una gran
quantità di pesce pregiato fino alla luna nuova di aprile. Le
migrazioni nei due sensi vengono favorite con un delicato gioco
di correnti che il pesce cerca di risalire; ora, con il livello
medio delle valli sotto il livello marino,, la "montà"
naturale può avvenire solo in modesta misura e bisogna perciò
ricorrere alla semina, nei "seragi". di novellame
appositamente allevato.
Della tradizione delle
valli del Po, ben radicata fin dall'antichità fa parte la
caccia, che garantisce buona parte del reddito vallivo. Già nel
Medio Evo i Dogi ed i nobili veneti vantavano i diritti venatori
e per esercitarli costruivano i casoni di valle come base. La
caccia in palude è anche uno dei temi spesso affrontato dai
pittori veneti che ne immortalavano numerose scene, come il
Carpaccio, che illustrava le battute agli smerghi, o il Longhi
che rappresentava dei cacciatori con un curioso arco che lancia
palle di terracotta invece di frecce. Questo è il tributo pagato
dalla natura per la conservazione dell'ambiente e di un'conomia
che si è evoluta nei secoli con una sapienza dai ritmi
tramandati di generazione in generazione, che garantiscono
l'equilibrio e la vitalità di un ecosistema importantissimo,
costituendo un rifugio strategico per la soste degli uccelli
lungo le rotte migratorie e per lo svernamento.
| Una strada che si inoltra tra le valli, unico riferimento certo tra acqua e terreni, permette di assaporare grandi suggestioni paesaggistiche e naturalistiche e di conoscere le valli con i loro casoni, altrimenti inaccessibili. | |
| La Valle Veniera, il suo bianco casone è considerato uno dei più belli del del Delta. L'artistico casone assomiglia ad una piccola villa veneta con il frontone a mezzaluna a sud e triangolare a nord e dal camino a bottiglia tipico del Basso Polesine. Vicini sono la barchessa e gli edifici di servizio col tradizionale tetto di canne legate da stroppe. Non lontano si trova la chiesa eretta dai Mocenigo nel 1789, abbandonata e seminascosta dai canneti, che sembra quasi sorgere dal nulla. |